Le cave di marmo apuane

le cave di marmo delle apuane

Cave di marmo di Carrara: una ricchezza ma anche una minaccia per il territorio.

Una situazione per la quale le ragioni del paesaggio, dell’ambiente, della salute, del diritto al lavoro ed alla sua sicurezza sono in perenne antagonismo con quelle del profitto.

Eremo Gioioso un B&B poco distante da Carrara e dalle sue cave di marmo

Soggiornare al B&B Eremo Gioioso, in Lunigiana consente, tramite l’autostrada A1, di raggiungere in poche decine di minuti le Alpi Apuane che si ergono alle spalle di Carrara.

Fra i molti aspetti che le rendono uniche e le caratterizzano quello universalmente conosciuto è rappresentato dalla qualità del marmo che viene estratto dalle loro viscere .

Le cave di marmo di Carrara

cave di marmo di Carrara bacino di Colonnata
cave di marmo di Carrara bacino marmifero Fantiscritti
bacino marmifero Fantiscritti

I bacini marmiferi, soprastanti Carrara, sono tre: Miseglia con le cave di Fantiscritti, nella vallata centrale, Colonnata in quella orientale e Torano in quella occidentale.

cave di marmo di Carrara bacino di Torano

Il marmo e il territorio: un intreccio stretto

strade che conducono alle cave di marmo delle apuane
Le strade del marmo

Visitare le cave consente di vedere scenari emozionanti ed anche di immergersi nella storia e nella cultura di una comunità fortemente improntata dalla estrazione del marmo e dalla sua lavorazione.

L’orografia della montagna ne è la prima evidente rappresentazione: strade strette, tortuose e ripide caratterizzate da pendenze prossime al 30% e dislivelli che non di rado, da valle a monte, superano i mille metri.

Percorsi, sui quali, con una certa disinvoltura abilissimi autisti si inerpicano in luoghi apparentemente non raggiungibili con mezzi a motore.

lardo di Colonnata, un tempo il cibo dei cavatori
Lardo di Colonnata

E poi il cibo. Quel lardo di Colonnata necessario a garantire il pasto, con un companatico che non irrancidisse e rimanesse gustoso, a chi trascorreva l’intera giornata in cava.

Stagionato in conche anch’esse di marmo ed insaporito con le piante aromatiche abbondantemente presenti sulle pendici delle alpi apuane: salvia, rosmarino, timo selvatico etc, oggi è conosciuto ed apprezzato dai gourmet di tutto il mondo.

la scultura rinvenuta nella località Fantiscritti
I ragazzi incisi sulla parete per la gente del posto furono subito “Fantiscritti”.

Infine anche un’immersione nella storia. A tal proposito significativa è l’origine del nome della cava di Fantiscritti. Quest’ultimo deriva da un bassorilievo (“scritti” sul marmo), lì, rinvenuto, datato intorno al III secolo d.C.

Il toponimo trae origine dal fatto che i cavatori hanno interpretato quelle figure, in realtà riproducenti Ercole, Bacco e Giove, come fossero tre giovani, (in dialetto carrarino “fanti”).

Il marmo di Carrara: una pietra apprezzata fin dall’antichità

I primi ad apprezzare il marmo di queste montagne furono gli antichi romani che, all’epoca del loro impero, non esitarono a fondare una città, Luni, dotandola di un porto utile ad imbarcare i blocchi destinati ad abbellire quella che al tempo era definita Caput Mundi.

Peraltro molti degli edifici e spazi pubblici a quel tempo realizzati, impiegando il marmo delle cave di Carrara, ancora oggi attraggono e lasciano ammirati i milioni di turisti che giungono in visita alla nostra capitale.

Trascurate e quasi cadute in disuso nel periodo delle invasioni barbariche, le cave di marmo di Carrara hanno ripreso ad essere oggetto di interesse in epoca medievale, allorché al fervore religioso si è accompagnata la costruzione di grandi cattedrali nelle quali questo materiale trovava largo impiego.

Ancor più l’utilizzo del marmo di Carrara trovò ampia diffusione nelle opere d’arte in periodo rinascimentale ed a conferma di ciò basta ricordare che Michelangelo Buonarroti trascorse qui lunghi periodi al fine di scegliere personalmente i blocchi dai quali intendeva estrarre i suoi capolavori.

Tutto ciò ha alimentato, fino ad oggi, l’orgoglio di una comunità nella quale ognuno può rivendicare, direttamente o per discendenza, una presenza nella creazione di tanta bellezza.

Come visitare le cave di marmo di Carrara

Visitare le cave di carrara significa immergersi in un’esperienza unica che può essere goduta in modalità diverse:

  • in qualità di viaggiatori indipendenti
  • con il supporto di una delle guide di cava

Nel primo caso, seguendo le indicazioni presenti a Carrara o utilizzando un servizio di linea, in meno di 20 minuti, possono essere raggiunti i borghi di Colonnata e Torano.

Piccoli insediamenti, fino a pochi anni or sono popolati quasi esclusivamente da persone la cui vita lavorativa era strettamente legata alle cave.

Per i più allenati poi c’è anche l’alternativa del trekking. In questo caso la meta consigliabile è Campocecina che, percorsi ca. 20 km, in un tempo stimabile in 4/5 ore, offre come ricompensa non banale nel panorama da lassù godibile: lo sguardo abbraccia le cave, la costa ed anche la Lunigiana.

tour alle cave di marmo di Carrara

Nel secondo caso, invece, è possibile essere introdotti nel cuore dei luoghi dell’attività estrattiva attraverso vari tour, utilizzanti anche mezzi 4X4.

Per entrambe le soluzioni peraltro il sito dell’APT di Massa Carrara gestisce una pagina, questa: Visita le cave – Turismo Massa-Carrara (aptmassacarrara.it) , ricca di dettagliate informazioni.

L’irrompere della tecnologia in cava e la ricerca di nuovi equilibri

Nell’ultimo secolo molto è cambiato: di pari passo con l’introduzione di tecnologie dotate di forte capacità demolitoria è andata crescendo una sensibilità ambientale tesa a porre limiti alle ferite inferte al paesaggio.

Infatti inizialmente l’estrazione, affidata per lo più a schiavi, avveniva sfruttando le fratture naturali della pietra attraverso l’impiego di pochi e rudimentali utensili (cunei di legno di fico che, una volta infissi, venivano bagnati e, gonfiandosi, con l’aumento del loro volume producevano il distacco della roccia).

Successivamente fece la propria comparsa la polvere da sparo: una tecnologia particolarmente distruttiva, devastante in quanto a rapporto fra materiale estratto e detriti prodotti.

Infine la produttività è andata incrementandosi a livelli esponenziali attraverso l’introduzione dei fili elicoidali, dei fili diamantati e di un susseguirsi di ingegnose innovazioni.

Talché, come denunciato dal CAI: “negli ultimi 20 anni, qui si è scavato più che nei precedenti duemila anni di storia delle cave con il risultato che la modificazione morfologica del territorio apuano è paragonabile a quella avvenuta in un’era geologica. In termini di volumi estratti, si stima che per ogni tonnellata di marmo in blocchi vengono distrutte dieci tonnellate di montagna. Un’attività che ogni anno “mangia” 5 milioni di tonnellate di vette. Causando distruzione parziale o totale di grotte e diminuzione dei bacini idrogeologici”.

Trasporto dei blocchi di marmo: dalla lizza agli odierni mastodonti

rievocazione storica della lizzatura nelle cave di marmo delle Apuane

Anche in merito trasporto dei blocchi la tecnologia ha consentito di ottenere incrementi produttivi chiedendo però un tributo in termini ambientali: traffico di grossi camion e con relativi rumor e dispersione di polveri.

camion giganteschi trasportano i blocchi estratti dalle cave di marmo delle Apuane

D’altro canto, e questo è un aspetto molto positivo, sono stati limitati anche i rischi di infortunio rispetto all’antica tecnica della lizzatura praticata fino a pochi decenni or sono.

Marmo e multinazionali

multinazionali e cave di marmo delle Apuane

Una crescita esponenziale dei capitali necessari a garantire una continua espansione ha attratto investimenti di gruppi transnazionali, quali la multinazionale svizzera Omya o, nome ancor più noto, quello del gruppo Bin Landen.

Conseguentemente anche la ricchezza derivante dal marmo è andata sempre più concentrandosi in poche mani e con profitti non sempre destinati a generare ricadute sul territorio.

Per contro gli inevitabili disagi derivanti da un’ attività estrattiva sempre più frenetica (olii dispersi nell’ambiente, marmettola, transito mezzi pesanti, polveri diffuse, etc.) sono destinati ad impattare sull’intero ecosistema circostante.

Come viene impiegato il marmo di Carrara

Con l’incremento di materiale estratto è andato cambiando anche l’impiego di questo materiale, estendendosi e fuoriuscendo anche dai suoi ambiti originari, macinato e polverizzato.

Inserito in produzioni industriali che snon necessitano di laboratori attrezzati e mano d’opera capace.

Il marmo di Carrara nel nostro pensiero si associa alla pietà di Michelangelo, al ratto di Prosperina del Bernini o al Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino ma purtroppo…oggi, non è più così.

diversi impieghi per il marmo estratto dalle Apuane

Oggi il marmo, talvolta, ce lo mangiamo anche. Infatti il 75% del materiale estratto viene polverizzato ed utilizzato in agricoltura, nell’industria alimentare ed in molte altre destinato a prodotti che, in un modo o nell’altro, finiscono per entrare nel nostro organismo.

Poco meno del 25% è utilizzato in edilizia mentre i pochi decimali residui trovano ancora impiego in campo artistico.

Peraltro, allo stesso modo, così come si è dimostrata aggressiva nei confronti della montagna, altrettanto l’innovazione tecnologica ha svolto un ruolo deleterio nei confronti dell’occupazione che, nel settore lapideo, in questo territorio, è passata dai 16000 occupati del 1950 ai poco più di 1000 attuali.

Forse…