Fivizzano

Fivizzano: quella, pur avendo altro nome, da tutti è chiamata Piazza Medicea
Fivizzano: quella, pur avendo altro nome, da tutti è chiamata Piazza Medicea

Fivizzano è un antico paese della Lunigiana che si trova lungo la Strada Statale 63, che conduce al passo del Cerreto, superato il quale si entra in provincia di Reggio Emilia.

Come molti dei borghi presenti sul territorio lunigianese, questa cittadina, dopo un breve dominio dei Bosi, fu a lungo sottoposta a quello della famiglia dei Marchesi Malaspina che risiedevano nella vicina Verrucola, nel castello che avevano acquisito.

La Repubblica fiorentina

Nel 1477, però, costituito in Capitanato, Fivizzano, passò sotto il controllo della repubblica Fiorentina, in virtù di una serie di circostanze fra le quali i buoni rapporti intercorrenti fra la famiglia dei Medici e Gabriele Malaspina, all’epoca signore di Fosdinovo.

Questo nuovo e potente alleato fu portatore di non pochi benefici a Fivizzano i cui abitanti ottennero, da subito, diritti pari a quelli di cui già godevano i fiorentini.

Inoltre la nuova collocazione politica, che ne rafforzava le garanzie dal punto di vista difensivo, unita ad una favorevole posizione strategica, contribuì a far emergere Fivizzano dalla marginalità in cui era stata fino ad allora relegata a vantaggio di Verrucola e Vendaso.

Il primo centro politico, in quanto sede del marchesato malaspiniano ed il secondo centro religioso, poichè ospitante la Pieve di San Paolo lasciavano infatti a Fivizzano il limitato compito di consentire la sosta temporanea di quanti trasportavano merci, da o per la vicina Emilia.

Fivizzano crocevia di scambi commerciali

Firenze, sovvertì questa gerarchia promuovendo l’accentramento, a Fivizzano, di ogni tipo di ordinamento civile e religioso talchè la città divenne centro di scambi commerciali fra le diverse realtà circostanti: le repubbliche di Lucca e Genova, le signorie di Massa e Carrara, Parma e Modena ed il marchesato di Fosdinovo.

Jacopo stampatore in Fivizzano

Del resto, per dare un’idea del clima venutosi a determinare in quell’epoca sarà sufficente far cenno al fatto che, in questo luogo, operò il primo stampatore italiano, Jacopo da Fivizzano, il quale, impiegando la tecnica dei caratteri mobili, produsse opere di virgilio, Giovenale, Cicerone, Sallustio ed altri classici.

Quello Mediceo fu un periodo d'oro per Fivizzano

Si trattò di un periodo d’oro come testimoniato dai giudizi di Carlo Caselli e Giosuè Carducci

Il primo, riferendosi alla vita culturale che animava questa cittadina, la qualificò come l’Atene della Lunigiana mentre il secondo le attribuì il titolo di piccola Firenze, ammirandone l’aspetto architettonico.

Firenze e le trasformazioni urbanistiche

In effetti, grande fu l’influenza esercitata dalla Repubblica fiorentina anche sull’aspetto urbanistico cittadino.

A iniziare dalla cerchia di mura, oggi chiamate appunto medicee, fatta erigere da Cosimo I, nel 1540, dopo aver constatato l’inefficenza difensiva di quelle preesistenti.

L’opera venne realizzata, sulla base di una competente relazione da parte di Antonio Sangallo, rampollo di una dinastia di qualificati progettisti militari il cui avo già si era impegnato nella costruzione della fortezza della Brunella eretta nella vicina Aulla.

Con questa nuova cinta muraria che, per di più, venne dotata di ben 10 pezzi di artiglieria, la città acquisì una sicurezza tale da indurre molti a sceglierla come domicilio sicuro.

Fra questi, non solo bottegai e servi ma anche nobili, proprietari terrieri, sacerdoti e impiegati pubblici, con la conseguente costruzione di non pochi palazzi signorili.

La parte antica del borgo di Fivizzano è compresa fra le due grandi porte in arenaria, porta Modenese e porta Fiorentina che, inserite nelle mura, ne consentivano un accesso rigorosamente controllato.

All’interno di questa cinta muraria, si sviluppava il cuore della città che ancora mantiene il fascino di un periodo in cui il medioevo andava declinando e già facevano capolino molti degli aspetti caratterizzanti il rinascimento, fra questi alcuni edifici di indiscutibile pregio quali:

Palazzo Fantoni Bononi

il seicentesco palazzo Fantoni Bononi che ospita anche il museo della stampa.

Al suo interno, oltre a numerosi esemplari di macchinari antichi, la descrizione del primo prototipo di macchina da scrivere, ideato dal fivizzanese Agostino Fantoni.

Palazzo Fantoni Bononi
Palazzo Fantoni Bononi

Palazzo Cojari

Palazzo Cojari, affacciato sulla piazza principale di Fivizzano: piazza Medicea.

L’edificio è frutto dell’accorpamento di tre diversi stabili, nel corso di una seicentesca riorganizzazione urbanistica.

In quest’ultima furono ristrutturati gli edifici che sulla stessa si affacciavano, quali: il palazzo del grande prelato Agostino Molari, la casa Borni, il palazzo della Cancelleria Amministrativa, di epoca granducale, ed il palazzo Gargiolli, che, oggi, ospita la cinquecentesca Accademia degli Imperfetti.

Infine al centro della piazza, impreziosendola, fu realizzata la monumentale Fontana tutt’oggi presente.

Palazzo Civico

Oratorio di S.Carlo a Fivizzano
Oratorio di S. Carlo

Palazzo Civico, rispetto alla sua originaria bellezza e maestosità, si presenta, oggi, privato di un piano, della torre civica.

Conseguentemente sono andati perduti anche molti degli stemmi e delle lapidi che, lì, erano apposti.

Un modo, consueto al tempo, teso a dar lustro a coloro che, in epoca medievale, si erano succeduti nel capitanato di Fivizzano.

Malgrado questo ridimensionamento, resosi necessario a seguito del devastante terremoto del 1920, l’edificio è testimonianza della sobria eleganza che contraddistingueva in epoca passata i palazzi in cui veniva esercitata la funzione di Governo.

L’imponenza del palazzo è accentuata dalle massicce riquadrature in arenaria che incorniciano ogni apertura: finestre e portali, nonché dai residui e comunque numerosi stemmi che, salvatisi dall’evento sismico, ancora visibili, distribuiti nei diversi locali.

Al piano terra, trovavano posto le carceri con una collocazione che ancor ci indica quanta importanza, al tempo, venisse attribuita all’aspetto religioso.

Infatti, di fronte alle stesse, quindi visibile dall’interno attraverso le finestre, nel 1706, il governatore fiorentino Carlo Vieri fece edificare l’oratorio di San Carlo.

Lo scopo di tale edificazione era quello di dare ai detenuti la possibilità di assistere alla celebrazione della S. Messa.

Ancor oggi, peraltro, ci si riferisce all’oratorio, nominandolo quale “chiesina delle carceri”.

In quest’ultimo edificio è notevole, per fattura, l’importante portale barocco, in arenaria.

Apprezzabili poi sono anche le eleganti decorazioni presenti all’interno della chiesa, dove la qualità degli stucchi, si accompagna ad alcuni dipinti interessanti.

Infine, questo edificio religioso contiene anche la tomba del poeta Fivizzanese Giovanni Fantoni che, in gioventù, non ebbe una vita troppo morigerata.

Ma se le spoglie del capo della banda della Magliana, Enrico De Pedis, detto Renatino, hanno trovato ospitalità nella Chiesa di Sant’Apollinare a Roma nulla credo si possa dire in merito al fatto che quelle di Giovanni Fantoni possano riposare nell’oratorio di San Carlo a Fivzzano.

Convento Agostiniani

Una delle costruzioni più antiche del centro storico è senz’altro quella che ora ospita la biblioteca comunale: il Convento degli Agostiniani.

Un luogo in cui ancora una volta emerge l’intreccio fra ciò che è mondano e ciò che invece riguarda il divino.

Infatti il convento fu voluto ed edificato, a partire dal 1392, dal signore locale, Nicolò Malaspina.

Nell’occasione ci si avvalse anche di parte della attigua chiesa di San Giovanni, fatta erigere, nel 1335, da Puccio di Duccio della Verrucola, nonno del futuro papa, Nicolò V, ed andata perduta nel terremoto del 1920.

Peraltro alcuni importanti arredi di arte sacra che vi erano presenti sono stati recuperati ed oggi sono visibili nel chiostro.

Quest’ultimo contiene fra l’altro il sarcofago di Frate Leonardo Valazzana, reso al tempo popolare quale avversario, in Firenze, di Girolamo Savonarola, cui lesse personalmente l’atto di scomunica.

Oltre a ciò, nello stesso luogo sono presenti una serie di affreschi cinquecenteschi, in cui sono rappresentati episodi della vita del santo cui l’edificio era dedicato, Sant’Agostino.

Chiesa prepositurale dedicata ai Santi Jacopo e Antonio

Nel 1377, alcuni decenni prima della costruzione del convento degli agostiniani, a Fivizzano, era stata edificata la chiesa prepositurale.

Quest’ultima, 200 anni dopo, a seguito di una ristrutturazione, ha inglobato la torre superiore sulla quale, ora adibita a campanile, venne affisso lo stemma marmoreo dei Medici, tuttora presente.

Mentre su un fianco della stessa, dopo lo spostamento dalla sede originaria, sono state ora posizionate le antiche insegne dei Capitani di parte Guelfa, scolpite su un blocco di arenaria.

La chiesa, realizzata in conci anch’essi di pietra arenaria, ha una porta centrale sopra la quale è inserito un bassorilievo che rappresenta la Madonna dell’Adorazione.

Allo stesso modo i bassorilievi dei Santi Jacopo e Antonio, cui l’edificio è dedicato, trovano posto ciascuno sopra una delle due porte laterali.

All’interno 15 grandi colonne, sempre in arenaria, rendono suggestivo l’ambiente e, nello stesso tempo, provvedono alla sua suddivisione in tre navate.

In una di queste è presente una fonte battesimale in pietra, realizzata nel XIV secolo dove, quasi fosse un riconoscimento dedicato ai pellegrini che percorrevano la Via del Volto Santo, è inciso il simbolo del TAU ed anche il bastone usato dagli stessi: il bordone.

Peraltro i Malaspina, onnipresenti in Lunigiana, hanno anche qui lasciato un segno.

Infatti il loro simbolo, quello dello Spino fiorito, è impresso sull’antica pila, posizionata presso l’entrata, nella quale è raccolta l’acqua benedetta.

Alle spalle del bell’altare principale realizzato in marmi policromi, è presente il coro, meritevole di menzione.

I suoi stalli sono arricchiti di mascheroni e fregi, realizzati, nel ‘600, dal Pisanino e da Angelo da Fazzano.

Sopra di essi, in una nicchia ricavata nella muratura, trova posto una grande statua del cristo redentore, risalente al XV secolo, di notevole valore artistico.

Del resto gli otto altari laterali, alcuni in pietra ed altri in marmo, che fanno da corona a quello maggiore, contenente l’argenteo tabernacolo, sono intervallati da molte opere pittoriche e scultoree nelle quali il valore artistico sembrerebbe attrarre più visitatori che non quello devozionale.

Fra queste:

  • simulacro di Cristo Morto, scultura a grandezza naturale, in legno dipinto, del Milani
  • altare in marmo della Madonna del Rosario
  • lunetta ad olio della scuola di Andrea del Sarto riproducente la Deposizione
  • statua marmorea di S. Lucia, realizzata XVI sec.
  • dipinto realizzato dal pittore senese Pietro Sorri a fine ‘500 nel quale è rappresentata “La Resurrezione di Lazzaro”
  • due cinquecentesche tavole di Pier Francesco Foschi aventi per soggetti San Sebastiano e San Rocco.

Infine nei locali della vecchia sacrestia è stato allestito il museo di arte sacra, nel quale sono stati raccolti numerosi antichi arredi di grande interesse.

Il simbolo di questa città

La fontana di Piazza Medicea

Fivizzano: vecchia cartolina con immagine di piazza Medicea

Quella che oggi è conosciuta come Piazza Medicea, a Fivizzano, un tempo altro non era che lo spiazzo in cui sostavano uomini e merci transitanti lungo la via del volto santo.

Con lo sviluppo della città, nel periodo in cui i Medici ne presero il controllo, la stessa divenne il cuore pulsante di un tessuto urbano che, oltre alla sede del capitanato fiorentino, insieme ad un popolo per lo più dedito ad occupazioni agricole, ospitava ricchi mercanti, raffinati intellettuali ed un clero organizzato e numeroso.

Talché, in virtù di questa nuova dimensione cittadina, nel 1677, la piazza venne lastricata attraverso l’impiego di massicce lastre di arenaria estratte da una cava locale ed alcuni edifici circostanti, vedi palazzo Cojari, vennero modificati per rendere più armonioso e proporzionato l’insieme.

A lavori ultimati, poiché il bello induce spontaneamente a ricercarne in misura sempre maggiore, il Granduca Ferdinando II, signore di Firenze, decise di porre al centro di questa piazza un elemento struttural-decorativo, teso ad esaltarne la bellezza e nello stesso tempo a soddisfare una richiesta che i fivizzanesi caldeggiavano da anni: la disponibilità di una fonte pubblica.

L’acqua venne attinta da una sorgente presente in Verrucola, vicino al castello.

Alla morte di Ferdinando II, Cosimo III che gli era succeduto, dette impulso ai lavori imponendone la rapida conclusione che avvenne nel 1682.

L’opera non fu semplice, per la tratta non banale di acquedotto che si rese necessaria e neppure per la parte architettonica, pensata per destare meraviglia e ammirazione.

Ad un artista di Carrara, Jacopo Toschini, venne assegnato il compito di scolpire la massiccia vasca in arenaria insieme alle marmoree conchiglie ed ai soprastanti delfini che la adornano.

Inoltre lo stesso autore lavorò sul posto i grossi massi di arenaria, estratti in una cava locale e trasportati sul posto per trarre dagli stessi una elegante scalinata.

Per la scultura centrale che, si ipotizza anch’essa realizzata da Jacopo Toschini, il disegno venne commissionato a Stefano Lemmi, valente pittore locale.

Un fabbro anch’esso del luogo, infine, si occupò di realizzare la cancellata in ferro che, circondando da ogni lato la fontana, pur con piccole aperture, aveva il compito di impedire l’abbeveramento agli animali senza peraltro precluderlo agli umani.

L’opera, da subito, riscosse l’apprezzamento dei cittadini fivizzanesi che chiesero ed ottennero di poter apporre sulla stessa una targa di ringraziamento dedicata ad Alfonso Maria Bracciolini che, governando la città in quel periodo, aveva testimoniato grande impegno nel superare i non pochi ostacoli emersi durante la sua realizzazione.

E queste sono le parole a lui dedicate:

Alfonso Maria Bracciolini

A NESSUNO SECONDO NELLA BENEVOLENZA PER IL POPOLO. NELLE COSE DIFFICILI IRREMOVIBILE. PORTÒ A TERMINE LA QUASI DISPERATA COSTRUZIONE DI QUESTA FONTE, TROVÒ L’ACQUA, ADORNÒ LA CITTÀ MURATA, ESTINSE LA SETE DEI CITTADINI