Il duomo di Berceto

Il duomo di Berceto, questo imponente edificio religioso collocato nel suo centro sarebbe già, di per sè, un buon motivo per visitare questa graziosa cittadina appenninica.

Se poi consideriamo che, questo non è l’unico aspetto piacevole in questo antico borgo e che, per di più, si trova a breve distanza dal B&B Eremo Gioioso

Berceto

Berceto, rispetto al B&B Eremo Gioioso dal quale dista solo 23 Km, è collocato sull’altro versante dell’Appennino: il versante emiliano.

Si tratta di un antico borgo in cui, all’interno di un ben curato e ordinato centro storico di impianto medievale, è presente il Duomo e, nel punto più alto, da questi dominato ma anche protetto, si trova quanto ancor resta di un pluricentenario castello.

Oggi, infatti, quest’ultimo non ci appare nella sua forma migliore.

E’ presente gran parte della sua cinta muraria che, per ampiezza e posizione, lascia intuire quanta importanza venisse attribuita a questa struttura, fatta erigere da un discendente della prestigiosa famiglia Rossi di Parma, nel XIII secolo.

Peraltro restano ancora praticabili i cortili sui quali si affacciano le rimanenti parti delle sue originarie cinque torri.

Quella che il tempo non ha potuto scalfire ed è ancora lì, imperitura è la vista panoramica che da lassù induce lo sguardo ad abbracciare l’intero abitato unitamente ad un’ampia porzione di spazio circostante.

Ma la costruzione più importante dell’intero borgo è rappresentata dal suo duomo. Un edificio di culto che ospita le spoglie di ben tre santi fra i quali San Moderanno che, secondo la leggenda, in seguito ad un messaggio divino, qui fece edificare il primo edificio religioso, attorno al quale poi andò a formarsi il borgo.

Il Duomo di Berceto

In merito all’aspetto architettonico: il bel portale, le absidi, le imponenti colonne, il museo con il prezioso calice contenuto al suo interno, etc., non mi soffermo.

Nulla avrei da aggiungere alle dettagliate informazioni ottenibili da pagine ben più qualificate, digitando “duomo di Berceto” in Google od in qualsiasi altro motore di ricerca, oppure cercando informazioni direttamente in Wikipedia.

L’aspetto sul quale invece credo di poter aggiungere qualcosa e che spesso è trascurato dai siti che trattano di questo edificio, è quello simbolico.

Il linguaggio simbolico

Un sofisticato metalinguaggio scultoreo cui era affidato il compito di far sì che, chiunque venisse a trovarsi di fronte a queste rappresentazioni scolpite sulla pietra, non a caso all’ingresso, non potesse esimersi dal porsi domande.

Un modo di comunicare universale perché iconografico ma variamente interpretabile, perché simbolico. Soggetto quindi a letture diverse, elementari per il villano ed esegeticamente più sofisticate per il dotto ma con un fine unico: attivare in ognuno di essi un impulso a trascendere la mera materialità, nel contatto con una dimensione trascendente.

Cosa altro è, l’immagine di quel cristo che risalta in primo piano sopra il portale. Un Cristo che colpito, ha un atteggiamento trionfante. Si erge, sovrastandoli anche nelle dimensioni, di fronte ai suoi persecutori.

Cose dell’altro mondo

Lui, solo ma ad occhi aperti, insensibile al dolore e quasi sfrontato mentre i suoi persecutori, in gruppo per sostenersi l’un l’altro, non riescono a celare la vergogna, ben raffigurata dallo sguardo in tralice che esce dall’elmo di uno di loro.

Per contrasto, dalla parte opposta, nella Maria dolente, insieme ai Santi, un’altra faccia, quella nobile ma pur sempre terrena, del nostro essere.

Un contrasto forte: scellerataggini e nobili sentimenti, comunque appartenenti al mondo umano cui fa da contraltare la perfezione di chi appartiene ad un altro mondo, insensibile alle offese terrene. Una perfezione ancor più esaltata dal giovane che, consapevole della sua preziosità, si china a raccogliere il sangue fluente dalla ferità.

Viene spontaneo esclamare: cose dell’altro mondo!

Un racconto che parla soprattutto ai più umili

Ci si creda o no è un racconto. Un racconto che introduce ad una dimensione superiore. Un racconto che induce a tanta maggiore speranza quanto più è duro il vivere. Un messaggio forte e che, per questo, tanta presa ha avuto, fra la gente più umile, in chi tutti i giorni doveva misurarsi con fatiche non banali. Spesso anche con la fame.

Forse: se può farlo l’asino…

Allo stesso modo, portatore di messaggio è l’asino che nell’architrave sottostante suona l’arpa. Anzi, è particolarmente attuale ai giorni nostri! Parla dei nostri vizi, della nostra presunzione. Del nostro ambire a padroneggiare linguaggi elevati senza possederne la grammatica.

Oppure al contrario, e qui torniamo alla molteplicità interpretativa, può essere una indicazione. Quella che ad ognuno è concesso un modo per entrare in contatto con il divino. Alla musica, infatti, è da sempre stato riconosciuto il potere di mettere in connnessione l’essere vivente con la propria anima ed, infine, per suo tramite, con gli dei. Se può farlo l’asino, potrebbe voler dire la raffigurazione, a nessuno potrà essere preclusa questa esperienza.

Del resto, sempre sul portale, ciascuno riceve anche il messaggio che, entrando, non passerà inosservato e che le sue preghiere troveranno ascolto. Questo infatti sembrerebbero voler dire le due figure che, a sostegno dell’architrave d’entrata, indicano chiaramente l’una di essere in attento ascolto e l’altra di concentrarsi nello scrutare.

Tutto ciò parla anche a chi non entra ma nello stesso tempo è un invito ad entrare e questo è anche lo scopo di tali rappresentazioni che sembrano dire:- ti abbiamo fatto nascere nel cuore le domande. Ora entra: lì, troverai le risposte!-

In cerca di risposte

Ed anche a tal proposito nulla è trascurato, affichè chi ha varcato la soglia possa sentirsi trascinato in un’altra dimensione.

Un ambiente in cui tutti i sensi vengono allertati e pacificati contemporaneamente: dove l’imponenza, l’immagine di forza di grandiosità, si sposa con la dolcezza di una luce che dall’esterno entra soffusa appoggiandosi dolce là dove colpisce ed ancor più inebria quando nei momenti in cui si leva la musica, tesa a sottolineare con forza e chiarezza il messaggio divino, in un’acustica sapientemente studiata a tal fine.

Visitare il Duomo di Berceto, oggi, non vuol dire ripercorrere l’esperienza dei nostri nonni e di tutti coloro che li hanno preceduti. Un’esperienza utile a scoprire o rafforzare una fede che, in molti casi, non ci appartiene più. Molto più semplicemente ci induce a riflettere a capire che non siamo solo carne e sangue. Che dentro l’uomo desiderante e consumatore, in cui talvolta ci identifichiamo, alberga qualcosa di diverso e di più che, magari, in certi momenti…si assopisce, facendoci perdere coscienza del suo valore. Un valore che il Duomo di Berceto ci aiuta a ritrovare.

Ed a prescindere da tutto ciò: Il Duomo di Berceto…è bello!